Benessere vuol dire equilibrio!

Molto spesso dietro l’idea di una scelta salutare e finalizzata a migliorare le proprie condizioni di vita si nasconde un disturbo del comportamento alimentare che rischia di prendere il controllo sulla vita di che ne è colpito.

Siamo i primi a cercare di diffondere la visione di uno stile di vita sano, ma sano vuol dire proprio equilibrato, in armonia con noi stessi, con il mondo che ci circonda, con gli altri. La sana alimentazione è un principio fondamentale per stare bene, ma DEVE farci stare bene e non diventare un’ossessione. Nel 1997 l’ortoressia è stata riconosciuta come condizione psicopatologica di chi è ossessionato da un’alimentazione che ritiene pura e salutare.

 

Il termine deriva dal greco “giusto appetito” e spinge a operare delle restrizioni alimentari sulla base di percezioni spesso senza alcuna base scientifica o fondate su elementi decontestualizzati, che determina una grave condizione medica e ripercussioni sulla sfera affettiva, fino all’isolamento sociale.

Chi è ortoressico vive costantemente nell’ansia e nella preoccupazione relativa alla qualità e alla tipologia del cibo che introduce, ma anche alle tecniche di lavorazione e coltivazione, fino all’ossessivo studio delle etichette, senza avere nemmeno reali competenze a livello nutrizionale. Spesso, inoltre, cade vittima dei tranelli del marketing che pubblicizza prodotti apparentemente salutari, ma in realtà pensati proprio per persone facilmente suggestionabili in questo senso.

Di sicuro leggere le etichette e comprendere il loro significato, porre cura e attenzione per i metodi di coltivazione e cottura etc. sono caratteristiche positive, finché non vengono esasperate. Se questi aspetti assumono un contorno e un peso ossessivi, in grado di monopolizzare i comportamenti e la vita sociale, molto probabilmente qualcosa non va. Chi è ortoressico mette in atto una serie di comportamenti alimentari, più o meno rigidi e restrittivi, che regolamentano cosa può essere assunto e quando e tra un pasto e l’altro molto tempo viene dedicato alla pianificazione, alla scelta degli alimenti e al controllo.

Eliminare sistematicamente alcuni elementi dalla propria alimentazione nel lungo periodo, porta delle carenze di micronutrienti o nutrienti essenziali, difficilmente compensabili introducendo altri prodotti alimentari. Tra l’altro, spesso, chi è ortoressico segue un’alimentazione monotona e ripetitiva che gli causa anche un accumulo di contaminanti contenuti in quelli che lui o lei ritiene cibi salutari (se ne assumesse nelle giuste quantità non farebbero nulla, ma in eccesso…).

Anche la sfera sociale viene compromessa, poiché la condivisione del pasto ha un valore importante nel meccanismo che crea i rapporti tra esseri umani. Non ti è mai capitato di sentire qualcuno che dice che quando trova l’amore ingrassa perché sta bene? O di qualcuno che ha lo stomaco chiuso perché ha qualche problema? Il cibo ha una valenza psicologica non indifferente. Il cibo è piacere, condivisione… L’ansia di ingerire un cibo sul quale non si ha il pieno controllo diventa un aspetto di difficile gestione. Spesso non esistono le mezze misure: si pensa che le proprie scelte non siano mediabili e vengono difese con un fondamentalismo quasi religiose, inoltre si pensa di essere superiori rispetto a chi non abbraccia le stesse scelte. Questo rende tutto ancora più difficile.

Spesso l’ortoressia – che colpisce maggiormente gli uomini piuttosto che le donne, è diffusa nei soggetti che vivono in modo altrettanto ossessivo l’attività fisica, al punto di poter essere anche considerati affetti da vigoressia, un altro disturbo di recente identificazione, contraddistinta dalla continua ossessione per il tono muscolare, l’allenamento, la massa magra, una dieta ipocalorica e iperproteica e, infine, la tenuta atletica del corpo. Ovviamente stiamo parlando di eccessi e non di normale giusta attenzione per la propria salute e la propria condizione fisica.

Come si riconosce? Bratman, che per primo – probabilmente essendone vittima – ha riconosciuto questa condizione psicopatologica, ha elaborato alcuni parametri per determinare il rischio di essere potenzialmente colpiti da ortoressia:

* pensi al cibo per più di 3 ore al giorno?

* lo scegli solo per le sue proprietà benefiche piuttosto che per il gusto?

* vivi in uno stato di sofferenza emotiva quando non puoi rispettare i tuoi parametri alimentari?

* ritieni che il controllo sul cibo sia lo strumento principale per controllare la tua vita?

* pianifichi i pasti con largo anticipo, anche gironi prima?

* spendi molto tempo per ricercare e preparare gli alimenti?

* pensi che chi non segue i tuoi dettami sia inadeguato?

L’ortoressia dà a chi ne è colpito la sensazione di avere tutto sotto controllo, quando in realtà è controllato da rituali e idee sul cibo e rifiuta elementi scientifici o argomentazioni valide che dimostrino il contrario. L’ossessione nei confronti degli alimenti può riguardare diversi aspetti del cibo, dal rifiuto dei grassi a quello di alcune specifiche fonti, passando per il desiderio del controllo calorico e glucidico, in particolare il rigetto degli zuccheri semplici. L’aggravante di tutto ciò è che spesso l’ortoressico non ha alcuna cultura alimentare.

In conclusione, è importante trovare il giusto equilibrio perché gli eccessi non sono sinonimo di benessere e salute, tutto il contrario! Per questo motivo ti consigliamo di non iniziare una “battaglia” da sola, affidati a un professionista che sappia farti comprendere come gestire correttamente la tua alimentazione, evitando eccessi ed altre problematiche in entrambi i sensi.

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Ci vediamo qui

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