Che cos'è il Pilates: illustrazione isometrica di reformer, tappetino e magic circle, corsi di Pilates a Minusio e Locarno

Il Pilates è un metodo di allenamento fatto di movimenti lenti, ripetuti e controllati, che lavora sulla forza e sulla flessibilità della colonna vertebrale e sulla muscolatura profonda. Lo ha inventato un tedesco, Joseph Hubertus Pilates, nato a Mönchengladbach il 9 dicembre 1883 e morto a New York nell’ottobre 1967, a 83 anni. Lui però non lo chiamava Pilates: lo chiamava Contrology.

E sulla schiena? La risposta onesta è che funziona, ma non più di altre forme di esercizio. La revisione Cochrane del 2015, che ha messo insieme 10 studi controllati e 510 partecipanti, ha trovato che il Pilates riduce dolore e disabilità rispetto al non fare nulla. Gli stessi autori scrivono però che non esiste alcuna prova conclusiva che sia superiore ad altri tipi di esercizio (Yamato e colleghi, Cochrane Database of Systematic Reviews, 2015).

Qui sotto trovi come è nato davvero il metodo, cosa risulta negli archivi e cosa è solo racconto tramandato, cosa dicono gli studi sulla schiena, e per chi il Pilates ha senso e per chi no.

Che cos’è il Pilates, e perché in Ticino lo fa sempre più gente?

Secondo Sport Svizzera 2026, l’indagine dell’Ufficio federale dello sport su 14.791 persone dai 15 anni in su, il 16,1% della popolazione pratica attività della categoria “yoga, Pilates e discipline body-mind”, 3,3 punti in più rispetto al 2020. Chi la pratica ha in media 49 anni, la fa una cinquantina di giorni all’anno ed è donna nell’82% dei casi.

Una precisazione che quasi nessuno fa: quel 16,1% non è “il Pilates”. Il rapporto raggruppa yoga, Pilates e discipline affini in un’unica voce. Quello che il dato isola bene è la direzione: insieme alla muscolazione, questa categoria ha la crescita più forte del panorama sportivo svizzero, mentre escursionismo, ciclismo, nuoto, sci e jogging perdono tutti terreno. È anche l’attività che più svizzeri dichiarano di voler iniziare.

In Svizzera italiana la quota scende al 14,6%, la più bassa delle tre regioni linguistiche. E il contesto locale pesa: da noi chi non fa mai sport è il 28%, contro il 17% della media nazionale. Anche gli abbonamenti ai centri fitness seguono la stessa curva: 17% in Svizzera italiana contro il 24% della Svizzera tedesca.

In pratica una lezione assomiglia poco a quello che si immagina chi non l’ha mai provata. Da noi sono 50 minuti in gruppo sul tappetino, con un’istruttrice che conduce e guarda come ti muovi. I movimenti sono pochi, lenti e ripetuti, e la fatica arriva dal controllo, non dalla velocità.

Chi era Joseph Pilates?

Joseph Hubertus Pilates nacque il 9 dicembre 1883 in Waldhausener Strasse, a Mönchengladbach, in Germania. Per tutta la vita dichiarò di essere nato nel 1880: è stato il ritrovamento del certificato di nascita negli archivi cittadini a spostare la data di tre anni. Un dettaglio piccolo che dice molto su quanto quest’uomo abbia raccontato se stesso.

Cresce in povertà, secondo di otto figli, con un padre metalmeccanico che frequentava un club ginnico. La ricostruzione d’archivio della storica Eva Rincke, basata sui registri dello Stadtarchiv di Mönchengladbach, restituisce scarpe della misura sbagliata, un vecchio libro di anatomia regalato da un medico, e una madre con la postura incurvata su cui il giovane Joseph sperimentava i primi esercizi.

Nel 1926 sbarca a New York, dove aprirà il suo Universal Gymnasium al 939 di Eighth Avenue. L’edificio ospitava numerose sale di danza, e questo spiega perché il metodo sia arrivato prima ai ballerini che al grande pubblico: George Balanchine si allenava saltuariamente da lui, Martha Graham e Hanya Holm gli mandavano i ballerini infortunati.

Pilates pubblicò in vita due soli libri, entrambi brevi e scritti con William John Miller: Your Health nel 1934 e Return to Life Through Contrology nel 1945. Poche decine di pagine in tutto. Da qui nasce il problema che attraversa tutta la storia del metodo. Come scrive la ricercatrice Leena Rouhiainen sul Nordic Journal of Dance, trovare dettagli affidabili sulla vita di Pilates è difficile, perché la sua eredità è in gran parte basata su trasmissione orale.

Le molle dei letti del campo: cosa dicono davvero gli archivi?

Questa è la parte meglio documentata della biografia, ed è anche quella che quasi tutti raccontano male. Pilates si trovava in Inghilterra allo scoppio della Prima guerra mondiale. Fu registrato come cittadino nemico il 5 agosto 1914, con il numero di matricola 14001, e passò circa dodici mesi nel campo di Lancaster. Il 12 settembre 1915 fu trasferito a Knockaloe, sull’Isola di Man, nel Campo 4. Rimase lì fino al rimpatrio, nel marzo 1919 (Knockaloe Charitable Trust, su documenti del Comitato Internazionale della Croce Rossa).

Quindi no, non fu internato sull’Isola di Man per tutta la guerra, come si legge quasi ovunque.

E le molle dei letti? La storia che tutti raccontano dice che Pilates, infermiere nel campo, staccò le molle dalle brande dei degenti per farli allenare da sdraiati, e che da lì nacquero il Reformer e la Cadillac. È una bella storia, e non è documentata.

L’ente che custodisce gli archivi del campo scrive che a oggi non esiste alcuna prova confermata di un suo impiego nell’ospedale, e che i ricercatori hanno riserve sull’uso delle molle: i letti metallici erano rari e gli internati dormivano su brande di legno. Gli unici letti di metallo fotografati a Knockaloe sono proprio quelli degli ospedali, il che lascia la porta aperta. Pilates stesso racconta di avere incontrato al campo persone rese invalide dalla guerra e di avere cominciato a costruire macchine per la loro riabilitazione, ma in un’altra occasione disse di avere inventato le sue macchine in Germania, dove rimase fino al 1925, per pazienti reumatici. La presidente del Knockaloe Charitable Trust, Alison Jones, riassume così: plausibile, ma prove specifiche non ne abbiamo.

Gli attrezzi comunque sono suoi: la Cadillac, l’Universal Reformer, la Wunda Chair, i barrel, il Magic Circle. Nei corsi di gruppo come i nostri si lavora sul tappetino, che è la parte del metodo che Pilates mise per iscritto nel 1945.

Quattro cose che si raccontano sul Pilates e che non reggono

Cerca “Joseph Pilates” e trovi decine di pagine che ripetono lo stesso pacchetto di aneddoti, sempre senza una fonte. Qui sotto quelli che non hanno retto alla verifica.

Cosa si racconta Cosa risulta
Durante l’influenza spagnola del 1918 nessuno dei suoi allievi nel campo si ammalò Una sola fonte: Pilates in persona, intervistato da Sports Illustrated nel 1962, quarantaquattro anni dopo. Nessun registro sanitario a supporto. E c’è un buco di date: nella versione scritta nel 1980 il vanto riguardava gli internati di Lancaster, che Pilates aveva lasciato nel settembre 1915
I sei principi (concentrazione, controllo, baricentro, fluidità, precisione, respirazione) sono di Joseph Pilates Non li ha mai scritti, e non ha mai usato la parola “principi”. Sono stati estratti dal suo insegnamento e messi in forma di elenco nel 1980, tredici anni dopo la sua morte, da Gail Eisen e Philip Friedman
“In 10 sedute sentirai la differenza, in 20 la vedrai, in 30 avrai un corpo nuovo” Non compare in nessuno dei suoi due libri né in interviste documentate. Chi lavora sulle fonti primarie la attribuisce al racconto orale di un’allieva. Quello che Pilates mise davvero per iscritto era meno spettacolare: quattro sedute a settimana per tre mesi
Da bambino era malato di asma, rachitismo e febbre reumatica Che fosse un bambino gracile lo dicono anche le ricostruzioni d’archivio, ma le tre diagnosi precise non compaiono in nessun documento: la fonte è Pilates stesso, che nella stessa epoca diceva anche di non avere mai avuto un giorno di malattia in vita sua. La letteratura accademica le riporta al condizionale

Niente di tutto questo toglie valore al metodo. Ma chi ti vende un corso ha il dovere di dirti dove finisce la storia documentata e dove comincia il racconto commerciale, che nel Pilates è cominciato presto.

Il Pilates fa bene alla schiena? Cosa dicono gli studi

Il mal di schiena in Svizzera non è marginale: secondo l’Indagine svizzera sulla salute 2022 dell’Ufficio federale di statistica, metà delle donne e due uomini su cinque ne hanno sofferto nelle quattro settimane precedenti l’intervista. È il disturbo fisico più diffuso del Paese.

La revisione Cochrane del 2015 resta il riferimento. Su 10 studi controllati e 510 partecipanti, il Pilates ha ridotto il dolore di circa 14 punti su una scala da 0 a 100 nel breve termine e la disabilità di circa 8 punti, rispetto a chi non faceva nulla o quasi. Gli autori classificano queste prove come di qualità da bassa a moderata, e nel confronto diretto con altre forme di esercizio non trovano differenze significative. Da allora la revisione non è mai stata aggiornata, e questo è un limite di cui tenere conto.

Le meta-analisi più recenti confermano il quadro. Una revisione del 2023 su 19 studi randomizzati e 1.108 pazienti con lombalgia cronica ha trovato un miglioramento medio di 4,35 punti sull’Oswestry Disability Index, l’indice più usato per misurare quanto il mal di schiena limita la vita quotidiana (Yu e colleghi, 2023).

Il punto che conta per chi deve scegliere un corso arriva dalle linee guida cliniche. L’American College of Physicians, nella linea guida del 2017, raccomanda per la lombalgia cronica di partire da un trattamento non farmacologico e mette sullo stesso piano esercizio, riabilitazione multidisciplinare, tai chi, yoga ed esercizio di controllo motorio: una lista di opzioni, non una gerarchia. Gli autori della Cochrane aggiungono il criterio pratico: la decisione di usare il Pilates può basarsi sulle preferenze della persona e sui costi.

Tradotto: il miglior esercizio per la schiena è quello che riesci a fare con continuità. Se il Pilates ti piace e ci torni ogni settimana, è un’ottima scelta. Se lo odi, lo yoga o la sala pesi valgono quanto lui. Ne abbiamo scritto nell’articolo su mal di schiena e palestra.

Una precisazione che ci teniamo a fare: il Pilates non è una terapia e nessun corso di gruppo lo è. Se hai un mal di schiena che dura o che ti preoccupa, il primo passo è il tuo medico o un fisioterapista.

Il Pilates “riattiva il core profondo”?

Negli anni Novanta alcuni studi documentarono che nelle persone con mal di schiena il muscolo trasverso dell’addome si attiva con un leggero ritardo. Quel dato non è mai stato contestato. Da lì è nata un’industria intera, con un salto logico enorme: dal fatto che un muscolo si comporta diversamente non segue che allenarlo risolva il dolore.

Nel 2010 il ricercatore Eyal Lederman ha pubblicato una revisione critica dal titolo esplicito, The myth of core stability, sul Journal of Bodywork and Movement Therapies. Le sue conclusioni sono nette: addominali deboli o disfunzionali non portano al mal di schiena, e gli esercizi di core stability non sono più efficaci di altre forme di esercizio o di fisioterapia nel ridurre la lombalgia cronica.

Sei anni dopo, una revisione Cochrane su 29 studi e 2.431 partecipanti è arrivata allo stesso punto: l’esercizio di controllo motorio funziona rispetto al non fare niente, ma non è clinicamente superiore ad altri esercizi (Saragiotto e colleghi, 2016).

La sintesi corretta non è che il lavoro sul centro del corpo sia inutile. È che funziona come qualunque altro esercizio, e non per il meccanismo che ti hanno raccontato. Quando senti dire che il Pilates “riattiva il core profondo” e che è lì la causa del tuo mal di schiena, stai ascoltando marketing.

Che cosa il Pilates non fa?

Vendiamo corsi di Pilates, quindi questa sezione ci costa qualcosa. La scriviamo lo stesso: arrivare alla prima lezione con le aspettative giuste è l’unico modo per non mollare alla terza.

  • Non allunga i muscoli. Gli aumenti di flessibilità dopo una seduta o dopo un programma di alcune settimane sono dovuti a una modifica della sensazione di allungamento, non a un cambiamento reale della lunghezza del muscolo (Weppler e Magnusson, Physical Therapy, 2010). Diventi più mobile, ma il meccanismo è un altro.
  • Non fa dimagrire la pancia. La riduzione localizzata del grasso non esiste. In uno studio su 24 adulti sedentari, sei settimane di soli esercizi addominali cinque giorni a settimana, a dieta invariata, non hanno prodotto nessuna variazione di peso, grasso addominale o circonferenza. La resistenza muscolare è migliorata, il grasso no (Vispute e colleghi, 2011).
  • Non è dimostrato che prevenga le cadute. Una meta-analisi su 12 studi e 702 anziani sani ha trovato miglioramenti sulla mobilità e sulla paura di cadere, ma conclude che mancano prove di alta qualità sull’effetto del Pilates nel ridurre le cadute vere e proprie (da Silva e colleghi, Frontiers in Medicine, 2021).
  • Non migliora la qualità della vita in generale. Nella meta-analisi del 2023 su 1.108 pazienti, delle otto dimensioni del questionario SF-36 solo la funzione fisica migliora in modo significativo. Le altre sette no.

Quello che il Pilates fa, e che i dati sostengono, è meno appariscente: riduce dolore e limitazione funzionale nella lombalgia cronica e migliora il controllo del movimento, con un impatto articolare basso che lo rende praticabile anche da chi è fermo da anni.

Per chi il Pilates è una buona idea, e per chi no?

Ha senso se passi molte ore seduto e ti muovi poco, se vuoi lavorare su forza e flessibilità della colonna con movimenti lenti, se hai bisogno di orari fissi su cui contare invece di un programma da decidere ogni volta, o se hai già cominciato e mollato altre volte e ti serve un corso a cui presentarti senza ripensarci. Chi riprende dopo anni di fermo di solito ci trova un punto di partenza sostenibile, e su questo abbiamo scritto una guida dedicata a tornare in forma dopo i 50.

Non ha senso se cerchi soprattutto di sudare e lavorare sul fiato: per quello ci sono BODYPUMP, STEP&MORE o il GRIT. Nemmeno se ti serve una correzione uno a uno per tutta la lezione, perché questo è un corso di gruppo. Se stai uscendo da un infortunio o hai una diagnosi in corso, chi decide è il tuo medico o il tuo fisioterapista, non noi. E se sei incinta o hai partorito da poco, un corso dedicato alla gravidanza e al post parto qui non c’è.

Se cerchi un lavoro lento e guidato ma diverso, guarda anche l’Happy Yoga, che qui è un mix di yoga fitness, pilates e tai chi e non uno yoga tradizionale.

Domande frequenti

Cosa diceva Joseph Pilates dopo 10 lezioni?

La frase famosa (“in 10 sedute sentirai la differenza, in 20 la vedrai, in 30 avrai un corpo nuovo”) non compare in nessuno dei due libri che Pilates ha pubblicato né in interviste documentate. Chi lavora sulle fonti primarie la fa risalire al racconto orale di un’allieva.

Di quale malattia soffriva Joseph Pilates e di cosa è morto?

Le tre diagnosi che si leggono ovunque (asma, rachitismo, febbre reumatica) vengono da lui, non da un documento, e lui stesso altrove diceva di non essere mai stato malato. Che da bambino fosse gracile lo dicono anche le ricostruzioni d’archivio. È morto a New York nell’ottobre 1967, a 83 anni: la causa più riportata è l’enfisema, ma non siamo risaliti a un documento primario.

Quali sono i principi fondamentali del Pilates?

Concentrazione, controllo, baricentro, fluidità, precisione e respirazione. Vanno però attribuiti correttamente: li hanno codificati Gail Eisen e Philip Friedman nel 1980, tredici anni dopo la morte di Joseph Pilates. Sono una sintesi utile del suo insegnamento, non un suo testo.

A cosa serve fare Pilates?

A lavorare su forza e flessibilità della colonna, controllo del movimento e muscolatura profonda, con un impatto articolare basso. Sulla lombalgia cronica le prove indicano una riduzione di dolore e disabilità rispetto al non fare nulla, senza vantaggi dimostrati rispetto ad altre forme di esercizio.

Cosa è meglio, yoga o Pilates?

Nessuno dei due ha un vantaggio dimostrato sulla schiena: la revisione Cochrane sul Pilates non trova prove conclusive di superiorità su altre forme di esercizio, e l’American College of Physicians elenca yoga, tai chi ed esercizio senza gerarchie. La differenza pratica sta nell’orario che riesci a rispettare.

Da dove cominciare, se sei nel Locarnese

Al Centro Sportivo Minusio il Pilates è un corso di gruppo da 50 minuti, quattro volte a settimana: martedì alle 9:00 e venerdì alle 10:00 con Nadia, giovedì alle 12:10 e martedì alle 18:15 con Deira. Sulle due lezioni del mattino vale il baby sitting gratuito. La prenotazione è obbligatoria e la lezione parte da quattro partecipanti in su.

Il Pilates è compreso nell’abbonamento corsi insieme alle altre lezioni della settimana, e le formule sono tutte sulla pagina prezzi. La prima lezione si prova gratis: orari e dettagli sono sulla pagina delle lezioni di Pilates a Minusio. Siamo in via San Gottardo 51 a Minusio, a due minuti da Locarno, da oltre cinquant’anni. Scrivici su WhatsApp o chiama lo 091 743 45 58 e ti diciamo quale delle quattro lezioni ha più senso per te.

Fonti

Foto di Csm Minusio

Author: Csm Minusio

La redazione del Centro Sportivo Minusio: palestra, corsi, EMS, fisioterapia e benessere a Minusio (Locarno) da oltre 50 anni. Centro certificato Fitness-Guide.

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